negozio di animali

I negozi per animali, business o missione?

Accudire i nostri cari amici a 4 zampe costa.

Sia che cerchiamo cuccioli di razza, o magari nel caso in cui dovessimo aver a che fare con una amorevole adozione, è sovente necessario dover metter mano al portafoglio.

Non solo cibo

Non si pensi che accudire un cane, per esempio, voglia dire semplicemente riversare nella ciotola un po’ di croccantini.
Le semplici visite veterinarie, ma anche gli accessori come collari guinzagli e cucce portano sovente a degli esborsi anche notevoli in qualche caso.

Giro d’affari

Quando parliamo di negozi di animali, non intendiamo solo la piccola bottega sotto casa. Oggigiorno esistono delle vere e proprie catene specializzate, franchising, del tutto paragonabili alla grande distribuzione organizzata.
Da alcune stime effettuate il nostro paese è in testa in Europa per numero di animali presenti nelle case con circa 60 milioni di unità, davanti a Francia, Germania e Regno unito, per un giro d’affari complessivo di diversi miliardi di euro.

Settori di consumo

Come detto in precedenza, non è il solo cibo industriale che genera tale volume di business, ma anche il settore degli accessori (cucce, collari, ciotole e quant’altro) genera il proprio ricavo specifico tanto che oramai è corrente uso la dicitura pet economy.

Tendenze di consumo

Nell’ultimo periodo rilevato, ovvero il 2017, la parte del cibo per animali (secco o umido) ha inciso per circa 2 miliardi di euro, in netto aumento con le annate precedenti per circa il 3,8% su base annua.
Tale trend è confermato anche dall’incremento dei volumi e non solo dal fatturato.
Un fattore interessante è senza dubbio quello che riguarda le tipologie di animali.
Considerando le razze, si può notare come cani e gatti insieme rappresentano circa i 3/4 del mercato, sempre in aumento su base annuale.
Al contrario il mercato degli altri animali (roditori, uccelli e rettili ad esempio) presenta una marcata contrazione degli affari.
Le motivazioni possono essere molteplici; la sensibilizzazione della società verso gli abbandoni, pubblicità varia ed anche i mass media in generale, spingono sempre più verso cuccioli di razza piuttosto che ad esempio un roditore.

Canali di vendita

Abbiamo accennato in precedenza alle diverse tipologie di negozio di animali.
Come in tutti gli altri settori merceologici, la grande distribuzione organizzata la fa da padrona, canalizzando oltre il 60% del fatturato totale, con tendenze all’aumento dei ricavi sempre stimabile in doppia cifra.
I pet shop tradizionali al contrario, esternano una particolare gestione del volume d’affari.
Se consideriamo sempre la base annua relativa al 2017, si può notare come ci sia un aumento della percentuale di valore prodotto per circa il 30% del totale, a fronte di una riduzione marcata intorno al 17% dei volumi di merce trattata.

Stime di crescita

È stato calcolato che in questo periodo vi possano essere nelle nostre case circa 50 individui ogni 100 abitanti, mentre tale percentuale scende a grossomodo 46 in Francia, per abbassarsi ulteriormente fino a più o meno 32 unità per cento abitanti in Germania e nel Regno Unito.
Questi calcoli possono essere determinati non solo da coscienze civiche diverse, ma anche in senso generale da un accresciuto benessere nella popolazione media.

I negozi di animali e i servizi

Nell’ultimo periodo, sia le catene più grandi che i piccoli negozi per animali stanno incrementando non solamente il business del cibo o degli accessori, ma stanno offrendo sempre più servizi alternativi, come dog sitting, consulenze comportamentali, prestazioni veterinarie o di tolettatura.
Si è colta l’esigenza di erogare un prodotto verso la clientela a 360 gradi, volto alla massima soddisfazione del cliente, togliendogli diversi grattacapi.
Si è visto come, seppur ancora in fase embrionale, i negozi per animali che offrono questi servizi sono in aumento in Italia per circa il 12% sul totale delle attività commerciali.

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