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Febbraio 2002 |
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Il costo totale previsto per la costruzione di questa prima colonia fu di lire 100.000 |
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Nel
1925 venne proposto l'ampliamento della colonia marina per intensificare
la lotta alla tubercolosi. Il progetto venne affidato a Vincenzo Fasolo,
che il 20 gennaio 1927 dette il via ai lavori. |
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L'intero
complesso, avente 200 metri di fronte e 80.000 metri cubi, occupa
un'area di circa 16.000 metri quadrati. |
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Nel lato di ponente (ovest), anche qui partendo dai seminterrati e ben distribuiti trovano posto: le lavanderie, provviste di disinfezione e di stireria, l'impianto di riscaldamento, le docce collettive, un piccolo teatro, quattordici saloni destinati a dormitori (molto apprezzata la soluzione di dare a questi saloni la ventilazione su tre lati, per favorire una perfetta aerazione degli ambienti), altri lavabi e le vaschette per il pediluvio serale di tutti i 300 piccoli ospiti della colonia. |
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Dal giorno dello sfollamento (25 settembre 1943), perciò dopo solo undici anni di attività, la colonia Vittorio Emanuele cessa per sempre di svolgere la funzione di centro antitubercolosario per la quale era stata concepita nell'ambito di un piano sanitario voluto dal Governatorato di Roma. Fu infatti occupata dalle truppe tedesche che erano di stanza ad Ostia e dopo il conflitto rimase inattiva fino al 1950. Da quel momento e fino al 1983 divenne un collegio per ospitare i figli delle famiglie bisognose di Roma. |
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Collegata all'ala est dell'ospizio si trova un'ampia cappella, decorata con marmi policromi, con l'abside affrescata da scene e ricostruzioni che collegano l'immagine del Redentore ai piccoli ricoverati dell'istituto. Molte volte è stata riportata l'erronea diffusa convinzione, che la colonia fosse un dono della famiglia Savoia al Comune di Roma. Invece è l'esatto contrario: fu commissionata dal Governatorato di Roma e intitolata, vista la coincidenza dell 25° anno di regno del sovrano, a Vittorio Emanuele III Re d'Italia. |
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